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"Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Gv15
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È più facile pregare per chiedere qualcosa, rivolgersi a Dio per supplicarlo di aiutarci in un momento di difficoltà, di tristezza, di sofferenza, di solitudine. Ci viene più naturale, forse, perché a volte vediamo la fede come qualcosa che ci aiuta, ci dà forza, ci sostiene nonostante tutto.

Ma a volte ci dimentichiamo che Fede è sinonimo di Gioia. Non c'è fede senza gioia, e non c'è gioia piena che non sia tale se non c'è Qualcuno a cui dire Grazie.

Il rosario francescano è uno strumento di preghiera bellissimo, perché è nello stile della Perfetta Letizia di San Francesco: non è una letizia senza difficoltà, ma una letizia perfetta, che nelle difficoltà trova comunque sempre un motivo per dire "grazie Dio!", invece di lamentarsi e piangersi addosso.

Sette decine, come le sette gioie di Maria. Una a cui non sono state risparmiate sofferenze, preoccupazioni, grandi prove. Ma che ha sempre saputo vivere nella fiducia, con l'anima rivolta a Dio, cantando il suo meraviglioso Magnificat.

[in foto, rosario francescano con crocifisso di San Damiano, medaglietta di Santa Chiara, San Francesco e Sant'Antonio di Padova, realizzato in paracord e grani in legno]

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Una famiglia che prega, rimane unita. Lo so perché lo sperimento sulla mia pelle, so quanto sia importante condividere con il proprio sposo la fede in Gesù, e so quanto allontanarsi da Lui porti a incomprensioni, litigi, tristezza proprio nel luogo in cui dovrebbe essere protagonista la gioia.

Come pregare in famiglia? Noi ringraziamo per i pasti, ci benediciamo a vicenda, benediciamo i nostri figli. E poi le preghiere più semplici, al mattino e alla sera, quando riusciamo il rosario insieme, e ovviamente la Messa domenicale. Niente di speciale, forse è ancora troppo poco, ma è il nostro piccolo impegno per vivere ogni giorno nella luce della fede.

Voi come pregate in famiglia? Avete dei momenti particolari nella giornata in cui condividete la vostra fede con chi amate?

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Non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. (Mt 5)

Gesù dice che noi siamo luce. Lui, la Luce del Mondo, dice che anche noi, se lo seguiamo e ascoltiamo i suoi comandamenti possiamo essere luce e dare testimonianza alla luce. È il grande onore dei figli di Dio, quello di partecipare alla Resurrezione di Cristo.

Non è per pochi eletti ma per chi, nella sua condizione di uomo e di donna, decide di fare spazio a Dio. Fino a farsi inondare di luce, fino a diventare a poco a poco quella luce.

Come Maria, che si fa piccola per lasciare che Dio prenda spazio in lei. Che magnifica l'Altissimo, cioè riconosce la sua grandezza, e nel suo corpo limitato e finito arriva a contenere l'Infinito.

"Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo."

Quando Dio parla, nella Bibbia, di solito lo fa su un monte, un luogo separato e distante dal caos quotidiano. Dio parla e lo fa nella luce, nel roveto ardente, nella rivelazione del Figlio.

Dio parla e ci parla del suo Amore, che è vivo in Gesù, Figlio del Dio Vivente. Ascoltatelo.

Che non vuol dire "sentite cos'ha da dire", ma "fate quello che Lui vi dirà". E la sequela di Cristo, la nostra vita in Lui, crescerà nella misura in cui decideremo di ascoltarlo, seguirlo, fidarci di quella Voce e di quella Luce. Qualsiasi cosa accada.

La Quaresima è il tempo della conversione e del ritorno a Dio, tempo di sacrifici e di rinunce. Ma qualsiasi sacrificio sarebbe inutile, se non ci chiedessimo perché lo stiamo facendo.

Mi piace pensare che la Quaresima sia il tempo bello del corteggiamento di Dio. Quel tempo del deserto, in cui Dio ti conduce per parlare al tuo cuore. Ed è il tempo in cui il cuore, nel segreto delle cose che davvero contano, decide di rivolgersi all'unico che può davvero comprenderlo e guarirlo.

Che sia tempo di preghiera, quella preghiera di dialogo e ascolto, quella preghiera di discernimento e di supplica, quella preghiera che Dio sempre ascolta, quella preghiera che insieme alla carità fa fiorire ogni rinuncia, ogni digiuno.

San Paolo dice di pregare incessantemente. A volte mi chiedo come sia possibile pregare così tanto, pregare sempre, anche quando fai fatica e ti viene voglia di fare mille altre cose.

Allora, quando mi rendo conto di aver bisogno di pregare ma faccio fatica, tiro fuori il rosario. Una decina, due, un rosario intero se ci arrivo, qualsiasi cosa io stia facendo. E a volte mi addormento a metà, vengo interrotta, perdo il conto delle Ave Maria perché non ho con me la corona.

Però forse, a noi uomini e donne comuni, è richiesto anche questo: prega incessantemente, non come un monaco ma come uno sposo, una sposa, un lavoratore, uno studente sanno fare.

Ricordati che Dio è l'unica forza che ti fa stare in piedi, l'unica fonte delle tue benedizioni, l'unica ancora del tuo mare in tempesta. Ricordatelo sempre, incessantemente. La preghiera, piano piano, verrà da sé.

"Totus Tuus" è stato il motto apostolico di Giovanni Paolo II. Significa “tutto tuo” ed esprime la sua forte devozione mariana, un atto di affidamento del suo pontificato a Maria, la madre di Dio. 

È tratto dal testo della preghiera in latino di san Luigi Maria Grignion de Montfort: "Totus tuus ego sum, et omnia mea tua sunt. […] Accipio te in mea omnia, praebe mihi cor tuum, o Maria" (“Sono tutto tuo, e tutto ciò che è mio è tuo. […] Ti accolgo in tutto me stesso, offrimi il cuore tuo, Maria). 

"Vergine, Madre del mio Dio,
fa’ che io sia tutto tuo!
Tuo nella vita, tuo nella morte,
tuo nella sofferenza, nella paura e nella miseria;
tuo sulla croce e nel doloroso sconforto;
tuo nel tempo e nell’eternità."
- Giovanni Paolo II

L'11 dicembre 1925, papa Pio XI con l'enciclica Quas Primas istituì la festa di Cristo Re:

«È necessario, dunque, che Egli regni nella mente dell'uomo, la quale con perfetta sottomissione, deve prestare fermo e costante assenso alle verità rivelate e alla dottrina di Cristo. 

Che regni nella volontà, la quale deve obbedire alle leggi e ai precetti divini; che regni nel cuore, il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d'ogni cosa e a Lui solo stare unito; che regni nel corpo e nelle membra, che, come strumenti, o al dire dell'Apostolo Paolo, come "armi di giustizia" (Rom. 6, 13) offerte a Dio devono servire all'interna santità delle anime.

Se coteste cose saranno proposte alla considerazione dei fedeli, essi più facilmente saranno spinti verso la perfezione.».

"Chi crede si affida completamente a Dio e per questo non teme di perdere nulla, avendo Lui come ricchezza." 
(Benedetto XVI) 

La fede è questo, niente di più e niente di meno: ricordarsi che Dio è l'unica ricchezza che conta, l'unico pilastro sempre presente nella nostra vita, l'unico che può riempire il nostro cuore fino a saziarlo. 

Con questa consapevolezza, la fede è salda anche quando sembra che la debolezza prenda il sopravvento, anche quando entrano in gioco la paura, la malattia, le difficoltà, la solitudine. Dio è l'unica vera ricchezza. 

Dostoevskij scriveva che la bellezza salverà il mondo. Ma cos'è la bellezza? 

L'uomo l'ha sempre cercata, definita in base al periodo storico, alle mode, ai canoni del tuo tempo e della sua società, alla sensibilità spirituale e culturale. 

Per la piccola Teresa di Lisieux, la vera bellezza è la santità: se è vero che Dio ha creato tutto ciò che esiste di bello e ha messo nel nostro cuore il desiderio di bellezza, allora è anche vero che è la santità, lo stare vicino a Dio, che ci permette di gustare davvero la bellezza, riconoscerla in mezzo a tante scopiazzature e storpiature, farne uno stile di vita. E come si diventa santi? 

"La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell'unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti". (Joseph Ratzinger) 

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